Sistemi agroalimentari: il futuro tra sicurezza e sostenibilità

Globali, trasversali, sistemiche: con questi tre aggettivi si potrebbero definire le sfide che pesano sul futuro del sistema agroalimentare e che necessitano di soluzioni nell’immediato. In particolare, le sfide oggi più importanti riguardano l’impatto della produzione di cibo sull’ambiente e la sicurezza alimentare intesa in senso più ampio, dall’accesso al cibo alla salubrità e conservazione degli alimenti stessi. In questo senso, la sostenibilità del sistema agroalimentare non si riduce solo alla riduzione del livello di emissioni, o del consumo di suolo, ma si rivela essere un tema complesso, multidimensionale e dagli importanti risvolti economici e occupazionali, che non può essere affrontato solo con un approccio emergenziale.

 

 

La tentazione della risposta emergenziale, il bisogno di soluzioni sistemiche

 

Eppure, la tentazione di rispondere solo alle urgenze del momento si ripropone ormai ciclicamente. Gli eventi climatici estremi, le minacce per la biodiversità, la crescente domanda di cibo da parte di una popolazione globale in continuo aumento, le diseguaglianze di reddito, gli sprechi lungo la catena di distribuzione, il sovrasfruttamento dei terreni e delle risorse idriche sono emergenze all’ordine del giorno sulla scrivania dei governi e delle istituzioni. Emergenze divenute più pressanti in seguito alla pandemia e al divampare del conflitto russo-ucraino che ha disarticolato la filiera agroalimentare globale, amplificando le diseguaglianze sociali in termini di possibilità di accesso al cibo da parte delle fasce più povere della popolazione.

 

Il diritto al nutrimento è sempre più minacciato, anche in un continente ricco come l’Europa: secondo l’ultimo Rapporto sulla Sicurezza Alimentare e Nutrizione 2023 della FAO il 9,2% della popolazione mondiale ha sofferto la fame nel 2022 (con 122 milioni di persone a rischio in più rispetto al 2019, prima della pandemia). Nel corso del 2022, il 29,6% della popolazione globale – pari a 2,4 miliardi di persone – ha vissuto uno stato di moderata o severa insicurezza alimentare, mentre in Europa questa percentuale si è attestata all’8,2%. Dati allarmanti ma anche paradossali, se si considera che il 14% del cibo viene perso prima di essere distribuito, mentre il 17% viene sprecato da distribuzione e consumatori, con un impatto stimato tra l’8 e il 10% delle emissioni di gas serra e oltre 500 miliardi di dollari persi ogni anno.

 

Sfide globali, sistemiche e trasversali ai Paesi e alle economie, quindi, la cui soluzione non si trova unicamente nell’innovazione tecnologica o nello sviluppo dei cosiddetti alimenti “alternativi” rispetto a quelli tradizionali. Se è vero, infatti, che è possibile incrementare la produttività, resilienza e sostenibilità delle colture tramite le tecnologie dell’agritech 4.0 – dall’analisi dei big data all’idroponica, dall’intelligenza artificiale ai droni per la manutenzione predittiva dei campi – è altrettanto vero che i costi adozione di queste stesse tecnologie non sono ancora diventati accessibili alla maggior parte dei produttori. Allo stesso modo, se è vero che sono già stati sperimentati con successo numerosi alimenti alternativi è altrettanto vero che il consumo di questi ultimi ha riscontrato forti resistenze sul piano culturale da parte dei consumatori.

 

 

L’esempio virtuoso di Milano e le ambizioni del progetto europeo Food CLIC

 

In questo senso, l’innovazione tecnologica e alimentare può produrre un impatto positivo se e solo se incentivata dalla mutua collaborazione di istituzioni, comunità locali, aziende ed enti-no profit: lo dimostrano alcuni casi di eccellenza che provengono proprio dal nostro Paese, e nello specifico da Milano dove è stata istituita da anni una Food Policy – strumento di supporto al governo della città promossa in sinergia dal Comune di Milano e dalla Fondazione Cariplo – diventata un esempio da seguire per molti altri contesti metropolitani. In particolare, Milano è stata in grado di affrontare in maniera sistemica tutte le più importanti criticità riguardanti la sicurezza, l’educazione, lo spreco alimentare e il sussidio alle persone in stato di bisogno, intervenendo fin dalle prime fasi del ciclo di produzione. Non a caso, in questo contesto è nato il Milan Urban Food Policy Pact (MUFPP), un patto internazionale tra 290 città in tutto il mondo che favorisce la condivisione di best practices per promuovere sistemi alimentari equi, sostenibili e resilienti.

 

Tra i più importanti risultati raggiunti dalla Food Policy di Milano ricordiamo in particolare:

    • Progetto Hub di Quartiere contro lo spreco alimentare: oltre 10 tonnellate di cibo recuperate ogni mese attraverso 4 Hub di Quartiere e redistribuite alle persone in stato di bisogno, grazie alla collaborazione tra enti no-profit e profit del territorio. L’iniziativa ha ottenuto il premio internazionale Eartshot Prize e si è rivelata fondamentale durante l’emergenza pandemica.
    • Progetti in collaborazione con Milano Ristorazione nelle scuole milanesi: tra questi, l’iniziativa che ha permesso di ridurre il consumo di carne rossa e di introdurre piatti e bicchieri biodegradabili nelle mense delle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di Milano, con una riduzione del 20% delle emissioni di Co2 e di 720.000 kg di rifiuti in plastica
    • Programmi di educazione alimentare: anche questi sviluppati insieme a Milano Ristorazione, un percorso informativo e ludico per promuovere stili di vita sani e migliorare la sostenibilità del pianeta a partire dal cibo.

 

In questa direzione di collaborazione tra enti profit e non-profit, istituzioni e aziende va anche il progetto Europeo Food CLIC, cui Cariplo Factory partecipa nel ruolo di Hub di Innovazione. Il progetto, di durata quinquennale, ha come obiettivo quello di promuovere lo sviluppo di politiche alimentari urbane e integrate per rendere i sistemi alimentari urbani più forti e resilienti, dando ai cittadini – in particolare quelli nelle fasce più vulnerabili – la possibilità di avere accesso a un cibo più sano e sostenibile. Food CLIC, ancora nella sua fase iniziale, ha l’ambizione di diventare un esempio di collaborazione di lunga durata tra attori diversi per sviluppare soluzioni innovative e politiche alimentari efficaci in molteplici aree geografiche del continente. Cariplo Factory, in questo senso, è responsabile della definizione di un piano di sfruttamento dei risultati di progetto, tramite la condivisione di strumenti innovativi con tutti gli attori partecipanti.

 

 

 

La fiducia nelle collaborazioni e in una risposta strutturata alla crisi alimentare

 

È alquanto difficile, in ogni caso, sbilanciarsi in una previsione troppo ottimistica del futuro. L’approccio emergenziale è ancora predominante in molti contesti urbani e non solo, i costi delle nuove tecnologie sono ancora insostenibili per i produttori, ed esempi come quello di Milano e del MUFPP restano confinati a poche aree di eccellenza irregolarmente distribuite sulla mappa mondiale. Resta, tuttavia, la fiducia nel valore delle collaborazioni tra startup, corporate, istituzioni e centri di ricerca, tra mondo for profit e no-profit, le uniche in grado di incentivare la messa a terra di azioni e di linee strategiche a livello governativo ancora più efficaci per progredire su tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile legati al tema alimentare. L’esempio di Milano, ancora una volta, è paradigmatico di quali effetti si possano ottenere quando il problema viene affrontato nel concreto e con il coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali, e non solo nel momento dell’emergenza di un contesto globale già ampiamente in crisi.

 

Annalaura Silvestro

Innovation Manager