Sanità e innovazione: verso una sostenibilità “sistemica”

Sempre più digitale, sempre più decentralizzata: sono queste le due tendenze di fondo che accompagneranno da qui ai prossimi anni l’evoluzione del settore sanitariosia per quanto riguarda il trattamento dei pazienti, sia per quanto riguarda la prevenzione nei confronti degli individui sani – mentre l’importanza crescente della sostenibilità dell’intero ecosistema incentiverà l’ingresso di player provenienti anche da altri settori. 

 

Startup, corporate e pubblico: i tre pilastri dell’innovazione in ambito sanitario 

 

L’invecchiamento della popolazione, il moltiplicarsi dei fattori di rischio (dall’inquinamento ai cambiamenti climatici, dalle pandemie alla sicurezza alimentare) e il prolungarsi delle aspettative di vita tra coloro che sono affetti da malattie croniche sono solo alcune delle cause che hanno incentivato la crescente digitalizzazione del comparto sanitario, tanto nella cura di problematiche legate alla salute fisica quanto nella cura della salute mentale. Contemporaneamente, fenomeni esogeni come la scarsità di risorse pubbliche e la pandemia da Covid-19 hanno incentivato lo sviluppo di nuove modalità di assistenza sanitaria decentralizzata, nel momento e nel luogo prescelto dai pazienti, con le abitazioni, gli uffici e i luoghi di transito trasformati in luoghi di cura e di erogazione di prestazioni sanitarie, specialistiche e su misura. 

 

Secondo un report di CB Insight, riassunto da InsuranceUp, tra il 2021 e il 2022 i fondi raccolti dalle startup attive nella sanità digitale hanno non a caso superato quota 85 miliardi di dollari, con un’importante crescita fatta registrare tra il 2020 e il 2021 sia in termini di volumi, sia in termini di numero dei deal.  Oltre 900 le operazioni di merger & acquisition nel biennio, più di 210 i mega round da oltre 100 milioni di dollari, con un calo rilevante ma – per certi versi – fisiologico nel corso dell’ultimo anno dopo la crescita tumultuosa seguita alla pandemia. Nel corso del 2022 sono state 21 le startup del settore “e-Health” ad aver raggiunto la condizione di unicorno, portando il totale del settore a 107. Per quanto riguarda il nostro Paese, la spesa relativa alla sanità digitale è aumentata del 7% tra il 2021 e il 2022, toccando quota 1,8 miliardi di Euro secondo l’ultima rilevazione dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico. 

 

In questo contesto, caratterizzato da un anno di stabilizzazione sul fronte degli investimenti di capitali di rischio, diventa sempre più importante il ruolo delle grandi aziende e delle startup nel favorire l’innovazione attraverso una stretta collaborazione con il settore pubblico. In particolare, le grandi aziende sono le poche ad avere, oggi, le risorse sufficienti a sostenere nuovi progetti pilota capaci di rispondere alle esigenze di una società in pieno mutamento, servendosi dei dati resi disponibili dal sistema pubblico e della capacità di innovazione propria delle startup. Queste ultime sono coloro che dispongono del tempo, della cultura e della capacità di sviluppare soluzioni in ambiti non presidiati dalle corporate, alla frontiera della ricerca universitaria e sperimentale. Entrambi gli attori hanno bisogno, infine, del settore pubblico quale fonte di origine dei dati e canale di sbocco scientifico e commerciale delle proprie soluzioni, ma l’orchestrazione tra questi tre pilastri dell’ecosistema non sempre avviene in maniera spontanea. 

 

Il ruolo dei facilitatori per far lavorare insieme startup e corporate 

 

Non è un mistero, infatti, che startup e corporate siano soggetti di natura diversa, che seguono procedure e perfino modalità di comunicazione difficilmente compatibili tra loro. È importante, quindi, il ruolo dei facilitatori – come Cariplo Factory – che permettono ad entrambe di lavorare in direzione di un obiettivo comune attraverso la successione di fasi di sperimentazione, misurazione e validazione continua delle soluzioni adottate. A titolo di esempio, il nostro team ha contribuito nel corso dell’ultimo anno proprio allo sviluppo di un progetto di Digital Health per conto di un’importante azienda del settore sanitario: un progetto che porterà il nostro cliente ad esplorare potenziali partnership di mercato con startup già affermate nei settori di interesse, grazie ad attività di scouting funzionali a identificare le migliori soluzioni nell’ecosistema di innovazione esterno all’azienda.

 

Nello scenario auspicabile di una sempre maggiore collaborazione virtuosa tra nuovi player e “incumbent”, come nell’esempio appena descritto, e tra questi ultimi e il settore pubblico pesano, tuttavia, due grandi incognite: l’aspetto normativo e di sostenibilità del sistema. Se da un lato nel corso del tempo sono stati fatti importanti passi avanti nelle modalità di gestione, integrazione e scambio dei dati tra soggetti pubblici e privati, anche grazie al forte stimolo offerto dal PNRR, dall’altro lato permangono ancora aspetti di incertezza che rallentano lo sviluppo di quelle soluzioni che più di altre necessitano di grandi quantitativi di dati, ad oggi archiviati prevalentemente nelle banche dati dei grandi ospedali pubblici. Allo stesso modo, nei prossimi anni diventerà sempre più importante valutare la sostenibilità e l’impatto dell’intera filiera del settore sanitario – dal recupero del packaging primario e secondario a quello dei dispositivi medici, dalla depurazione e riciclo delle acque reflue alla formazione del personale e tracciamento pedissequo dei flussi materici all’interno delle strutture sanitarie – ad oggi per lo più sottovalutato. 

 

Le opportunità per nuovi player, grazie all’affermarsi del concetto di “one health” 

 

L’importanza centrale che la sostenibilità avrà da qui ai prossimi anni sia per quanto riguarda i nuovi servizi digitali e decentralizzati nel settore sanitario, sia per quanto riguarda le modalità di cura e di prevenzione tradizionali, contribuiranno infine all’affermarsi di un nuovo approccio all’intero settore. Teorizzato inizialmente dall’OMS, il concetto di “one health” (“una sola salute”) andrà progressivamente imponendosi nella cultura di massa, stimolando le persone e i regolatori a richiedere non solo servizi sanitari più efficienti per la cura individuale, ma anche attività di prevenzione e miglioramento della salute degli animali, degli organismi vegetali e dell’intero ecosistema in cui viviamo. In questo senso, la proliferazione di startup attive nel settore sanitario potrebbe fungere da stimolo all’ingresso nel settore da parte di tutte quelle aziende – tecnologiche, alimentari, spaziali, solo per fare alcuni esempi – che da qui ai prossimi anni potranno ricoprire un ruolo fondamentale nel migliorare la salute dell’intero ecosistema terreste. 

 

Antonio Iovine 

Innovation Manager