Design Thinking, Lean Start-Up e Agile: 3 metodologie per favorire il processo di trasformazione digitale

Innovazione e digital transformation continuano ad affermare la propria centralità nei diversi contesti nazionali e globali sia per il processo di ripresa, necessario in una situazione straordinaria come quella scaturita dalla pandemia di Covid-19, ma anche nella condizione che caratterizza ormai stabilmente gli attuali mercati, sempre più saturi di realtà, servizi e prodotti pressoché in ogni settore.

A confermarlo sono i dati che nel 2020 hanno visto l’Italia accelerare in maniera significativa sulla trasformazione digitale : le aziende nel nostro paese hanno spinto in questo senso per una quota dell’85%, cifra superiore sia alla media europea (75,3%) sia rispetto a nazioni storicamente più mature a livello tecnologico, come Germania (71,7%), Francia (70,7%), Uk (72,3%).

Per quanto appaia necessario però, innovare è più facile a dirsi che a farsi e richiede sforzi sia per capire cosa le persone vogliono e dove quindi, bisogna intervenire, sia per raggiungere un’innovazione di successo fatta di soluzioni superiori, riduzione del rischio e dei costi di cambiamento e partecipazione dei dipendenti.


A questo proposito, a supporto delle aziende intervengono 3 metodologie ormai largamente consolidate a livello teorico, ma non sempre applicate correttamente: Design Thinking, Lean Start-Up e Agile. Tre concetti di riferimento nella comunità delle startup che, non a caso, vengono apprezzate per l’approccio innovativo e la capacità di disruption. Ma le grandi corporate non sono diverse e spesso necessiterebbero di adottare le medesime dinamiche per pervenire a nuove funzionalità.

 

Ecco allora le 3 metodologie utili a favorire un efficace processo di trasformazione digitale:

 

1. Design Thinking

 

Si tratta di una metodologia codificata a inizio anni 2000 da Tim Brown – CEO di Ideo – da lui definito “un approccio all’innovazione human-centered, che coniuga i bisogni degli individui, le potenzialità della tecnologia e i presupposti per il successo aziendale”. L’obiettivo che persegue è quello di trovare soluzioni innovative a problemi complessi, attraverso un design strategico che tenga conto dell’aspetto umano, economico e tecnologico e coinvolga un team multidisciplinare per la sua realizzazione.
L’iter attuativo di questa metodologia si compone di 5 fasi, così come illustrate dalla d.school, istituto di design thinking all’interno della Stanford University.

 

 

  • Empathise: la fase preliminare prevede la comprensione profonda dei problemi cui si vuole rispondere e, in particolare, di esperienze, motivazioni ed esigenze degli utenti, attraverso un immersione nell’ambiente fisico di riferimento per cogliere quante più informazioni possibili.
  • Define: la definizione del problema si basa su quanto appreso durante la precedente fase e, a sua volta, costituisce il punto di partenza per pervenire a idee di successo grazie all’assunzione di un nuovo punto di vista human-centered.
  • Ideate: è il momento di generazione delle idee sulla base di quanto appreso (Empathise) e riorganizzato (Define) nelle fasi precedenti in vista di una loro successiva selezione. Parola d’ordine è “think outside the box” per cercare vie alternative in risposta al problema.
  • Prototype: si tratta di una fase sperimentale in cui si producono e si testano diverse delle soluzioni individuate per identificare la migliore per i problemi individuati negli step iniziali.
  • Test: la fase finale consiste nella rigorosa valutazione delle soluzioni prodotte e in una raccolta di feedback che potranno portare a ridefinire il problema o a comprendere qualcosa in più degli utenti.

 

2. Lean Start-Up

 

È la metodologia per lo sviluppo di un’idea e la sua trasformazione in business introdotta da Eric Ries che, nel suo libro “Lean Startup” (2011), l’ha definita “Un approccio scientifico per creare e gestire startup, orientato alla crescita del business con la massima accelerazione e allo sviluppo di nuovi prodotti per gli utenti.
L’obiettivo cui mira è la verifica rapida del potenziale di un’idea sul mercato, in modo da accorciare i cicli di sviluppo e ridurre gli sprechi. Per farlo il Lean Start-Up utilizza esperimenti ciclici e successivi di versioni iniziali di prodotti che implementa solo una volta analizzati i feedback dei clienti.  

 
 
 

3. Agile

 

L’Agile è un metodo di lavoro che nasce nel 2001 dall’idea di 17 sviluppatori con l’obiettivo di realizzare applicazioni software in maniera più economica, rapida e leggera. Il Manifesto Agile si compone di quattro valori fondamentali e 12 principi di supporto che possono essere utilizzati in maniera diversa a seconda dei settori di applicazione, ma che in ogni caso guidano lo sviluppo e la fornitura di soluzioni di alta qualità.

Soluzioni funzionanti, rilascio incrementale, possibilità di cambiamenti anche in corso d’opera e confronto costante con l’utente: sono questi i principi base del metodo Agile che prevede una stretta collaborazione tra product manager e sviluppatori per il testing continuo di release successive e la definizione di requirement incrementali, assieme all’interazione stretta con il cliente per sviluppare prodotti di valore.

 

 

Si può osservare come la centralità e il ruolo attivo dell’utente accomuni le tre metodologie i cui vantaggi, per lo meno a livello teorico, vengono largamente riconosciuti. La loro applicazione però, risulta tutt’altro che semplice e richiede esperienza e una governance attenta per non sfociare in situazioni controproducenti e per non scoraggiare le imprese a introdurle nella propria attività di business prima ancora di averne sperimentato i risultati.

In conclusione alcuni consigli con cui poter applicare questi approcci all’interno di un’azienda, tenendo presente che essi dovrebbero sempre combinarsi tra loro in maniera consequenziale. Le idee prodotte attraverso il metodo del Design Thinking devono essere realmente realizzabili e non perdere coerenza rispetto al business model. Lavorare per release successive, come nell’approccio di Lean Start-Up, significa essere realmente disposti a cambiare idea sulla base dei feedback progressivamente ricevuti. Infine, usare il metodo Agile presuppone reattività rispetto alle richieste dell’utente, ma non un atteggiamento accondiscendente a discapito dell’utilità del prodotto finale.