Il digital divide è (anche) sociale: ma accorciare la distanza tra l’innovazione e i cittadini si può

Il digital divide non è più tecnologico, ma sociale: solo con la conoscenza del cambiamento le città possono ridurre il divario diventando inclusive e sostenibili. Ecco perché la Milano Digital Week diventa l’occasione per diffondere conoscenza e consapevolezza.

Il fascicolo del cittadino, il fascicolo sanitario digitale, ma anche l’accesso contactless ai tornelli della metropolitana. L’innovazione che cambia – in meglio – la vita quotidiana dei cittadini è nelle piccole grandi rivoluzioni. In quei cambiamenti che anche solo 3 anni fa sembravano lontani anni luce e che oggi sono realtà. Eppure, nonostante tutto, sono ancora pochi a sfruttare appieno le potenzialità dell’innovazione. Con il risultato che il suo impatto positivo resta ancora limitato. Perché diventi visibile, l’innovazione deve essere conosciuta da tutti. Deve essere compresa, capita e utilizzata. Per questa ragione la Milano Digital Week, iniziativa promossa dal Comune di Milano, Assessorato alla Trasformazione Digitale e Servizi Civici, e organizzata da Cariplo Factory insieme a IAB Italia e hublab, vuol dire soprattutto accorciare le distanze attraverso la divulgazione, attraverso incontri che spieghino e raccontino le innovazioni, mostrando il volto concreto di un’idea.

Un passaggio fondamentale perché mentre il digital divide tecnologico si riduce sempre più rapidamente, quello sociale resta forte. E se l’innovazione non viene esplicitata, produce l’effetto contrario: anziché ridurre le distanze, rischia di aumentare il divario tra chi la governa e la comprende, sfruttando tutte le sue potenzialità, e chi la subisce, ignorandola e rimanendo ai margini, escluso dai benefici dell’innovazione stessa.

 

La fine del digital divide?

 

Alla fine del 2016, l’Osservatorio dell’Agcom rilevava meno di 3 milioni di reti a banda larga: il 14,8% delle reti internet del Paese. Alla fine del 2020 sono 11,8 milioni, il 60,9% del totale. Di fatto una famiglia su due può accedere al web senza limiti, alla velocità che desidera. Ma siamo ancora lontani dalla fine del digital divide: moltissime persone, anche se vi hanno accesso, di fatto non sanno come questa infrastruttura possa semplificare la loro vita di tutti i giorni.
Ciò che gli operatori dell’innovazione in Italia devono cercare di fare oggi più che mai è fare in modo che l’innovazione tecnologica abbia un impatto vero e profondo sul sociale. Ed è con questo spirito che è stata lanciata l’edizione 2021 della Milano Digital Week, il cui focus è la Città Equa e Sostenibile: il saper innovare non può prescindere dall’inclusione che metta al centro di ogni decisione le persone, le loro relazioni e la comunità.
E il digitale può quindi essere il veicolo e l’acceleratore di una rivoluzione della quale siamo tutti attori e spettatori consapevoli che la sostenibilità del pianeta e delle persone siano legati da un unico filo, appeso all’applicazione di modelli e processi innovativi destinati ad avere un forte impatto sulle nostre vite quotidiane di cittadini.

 

Milano, modello dell’innovazione a misura di cittadino

 

Una trasformazione che passa dalla capacità di utilizzare in maniera efficace i dati che raccogliamo quotidianamente per offrire servizi costruiti su misura sulle esigenze reali dei cittadini: dalla rete dei trasporti ai rapporti con la pubblica amministrazione. Basti pensare a quanto fosse complicato presentare domanda per un cambio di residenza anni fa e quanto sia diventato veloce oggi. La tecnologia digitale è un vero abilitatore del cambiamento per la sua capacità di utilizzare e rendere fruibili dati che altrimenti sarebbero inutili. E in questo, il comune di Milano è stato precursore e modello dell’innovazione inclusiva a misura di cittadino.
Ma è una trasformazione che passa anche attraverso il tramonto di vecchie professioni e il sorgere di nuovi lavori. Troppo spesso si fa la semplice equazione che la tecnologia distrugga posti di lavoro, quando invece – più semplicemente – li trasforma. Un’operazione che per avere successo deve essere guidata e deve sfruttare e utilizzare i dati raccolti a beneficio dei cittadini semplificando tutti i processi che li riguardano.
La trasformazione digitale non è neutrale: può accelerare o rallentare il processo, ma tutto quello che fanno città come Milano rischia di rimanere fine a sé stesso se non si dà l’occasione ai cittadini di prenderne coscienza e consapevolezza.